THE DREAMERS: VENT’ANNI E UN SOGNO SULLE ORME DI GAETANO

Avere vent’anni è un po’ come essere costantemente attaccati con il jack ad una cassa che amplifica ogni piccolo problema e con la stessa modalità restituisce ad un volume spropositato ogni piccola gioia, ogni nuovo amore. Qualsiasi cosa viviamo, per incoscienza, inesperienza o chissà cos’altro, rappresenta i nostri anni rampanti, il momento in cui le sfide non fanno paura, ma al contrario incendiano le nostre fantasie. Troppe domande, troppe idee, troppa poca esperienza per assemblarle con raziocinio: quando ci sei immerso dentro però ogni sussulto ha una forza così vivida e pulsante che ti costringe a prenderti sul serio sempre, senza filtrare. Mai. Non si è ancora imparato ad addomesticare la noia, ma neppure la gioia, e la realtà comincia a rotolarci addosso, con le sue infinite possibilità e il suo carico di domande senza risposta, di contraddizioni, dolori e rabbia. Motta nel suo album di debutto ci canta con grande lucidità “La fine dei vent’anni / è un po’ come essere in ritardo / non devi sbagliare strada / Non farti del male / e trovare parcheggio” e in una bellissima immagine ci fa capire che quando arrivano i trenta le scelte da prendere cominciano ad assumere connotati piuttosto definitivi, che sbagliare strada potrebbe diventare poi complesso.
L’inizio dei vent’anni invece dovrebbe essere esattamente il contrario… non sei in ritardo, per niente, e hai quasi l’obbligo di sbagliare strada per capire quale è quella giusta, ma soprattutto devi avere licenza di sognare. Quella ti è dovuta, da contratto. E i THE DREAMERS pare che conoscano bene i termini di questo contratto chiamato “vita”: sognare è più che un diritto a quell’età, è un dovere! E così, mettendo alle spalle una breve (immaginiamo deducendolo dalla loro età) esperienza come cover band di Oasis e Rino Gaetano, il giovanissimo duo romano decide che è inutile perdere tempo – come fanno in troppi – solamente a imitare, a fare il verso a qualcuno che ha fatto la storia della musica. Se sogni in grande e la storia la vuoi fare tu, è giusto mettersi a proporre qualcosa che esce dal tuo bagaglio, dalla tua vita e dal tuo casino esistenziale che è quel generosissimo contenitore chiamato adolescenza e post-adolescenza. D’altra parte se Gaetano si fosse limitato a fare cover di qualcun altro sicuramente sarebbe rimasto nell’ombra, e il suo genio non sarebbe mai emerso.

Questo loro slancio dunque è una maledetta necessità, un moto di rivolta, soprattutto verso queste nuove correnti pseudo-musicali dove auto-tune, basi finte e preconfezionate creano tappeti scintillanti e posticci per ragazzini-immagine che si spacciano per musicisti e artisti senza mai aver suonato una nota, senza aver mai sfiorato uno strumento. Samuele e Tiziano sanno bene che un pezzo che nasce dalla pancia, dalle viscere, si genera e si crea con le proprie mani dal nulla, si plasma con i calli che bruciano sulle dita, sulle nottate con gli occhi spaccati davanti ad una traccia da equalizzare ed effettare nel migliore dei modi, per trovare il giusto suono, quella particolare atmosfera che sembra rispecchiare l’idea che ti frulla in testa e proprio per questo ha un valore immenso… Ci riversi dentro tutto te stesso, senza compromessi. Così in attesa dell’album “GENIO” che ci hanno promesso nei prossimi mesi, i due ragazzi stanno sfornando canzoni proprio con lo slancio tipico di chi è agli esordi e si sta rendendo conto di quanto possa essere un dono riuscire a fare musica e soprattutto condividerla con chi ha voglia di “annusare” cose nuove.
Sul “tubo” possiamo dunque ascoltare “Dimmi che non mi vuoi”, “Penso a me” e “Controtempo” e venire solleticati da una genuina ventata di freschezza come l’aria di primavera. Certo, i ragazzi non riescono a nascondere, per fortuna, la giovane età e su alcuni fronti risultano ancora acerbi, la vocalità è molto interessante ma paga ancora troppo il tributo al riferimento gaetanesco, seppur non risulti stucchevole ma invece piacevole e piuttosto naturale,; le incisioni denotano qualche difetto strutturale e qualche limite nella gestione dei suoni e degli arrangiamenti ma nell’insieme costituiscono un ottimo biglietto da visita. Le melodie sono indubbiamente la componente più solida su cui gettare le basi per la crescita perché sono efficaci, dirette e restano ben incise nella mente. Dall’altra invece i testi restano un po’ in quel limbo che chiamerebbe uno sforzo maggiore (e qui probabilmente l’ascolto di Gaetano, con le sue tuttora attuali liriche, insegnerà ancora qualcosa ai The Dreamers) per alzare l’asticella ed emergere davvero. Ma come detto poc’anzi, le carte sono assolutamente in regola e il sapore che ci resta dopo gli ascolti di queste canzoni è di quello buono…
I ragazzi in definitiva stanno vivendo i loro anni migliori per continuare a provare la loro strada, anche per sbagliare – se necessario –, sicuramente per sognare (come loro stessi ci fanno capire dal loro nome), quegli anni in cui sembra che niente debba finire, che ad ogni curva, ad ogni incontro, ad ogni scelta tutto possa succedere. Ma i vent’anni passeranno presto e dunque auguriamo a Samuele e Tiziano di continuare su questa strada vivendoli al massimo ed estraendone l’essenza migliore, perché solo quando questo percorso sarà alle spalle allora anche loro, guardandosi indietro potranno dire che la giovinezza non è stata bella perché fu bella, ma perché – ahinoi – non c’è più.

Matteo Kabra Lorenzi

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