MASSIMANROVESCIO – DEPISTAGGIO D’AUTORE

Sono davanti al monitor del mio computer durante questi ultimi giorni dell’anno, quando le ferie ormai cominciano a diventare qualcosa di più che un sapore lontano sul palato, e son in procinto di mandare in stampa il lavoro commissionatomi recentemente da un nuovo cliente. “Tutto ok – mi ha detto poco fa al telefono – gran bel lavoro, grafica accattivante, hai fatto centro!”… ma qualcosa non mi torna. Così alzo la cornetta e cerco di contattarlo di nuovo, ho questa sensazione che mi si arrampica sulla schiena e non riesco a definire… “Ehi ciao Massimiliano, ascolta… allora procedo con la stampa? Sei convinto?” “Ma certo, il biglietto da visita è bellissimo, davvero… vai tranquillo Matteo” mi risponde con il suo riconoscibilissimo accento toscano dall’altra parte. Di solito combatto un po’ di più quando non sono del tutto sicuro, ma sapete… l’aroma di cannella e arancia nell’aria, le luminarie che fuori dall’ufficio creano quell’atmosfera di festa, insomma… sì, sono umano pure io e desisto dall’intento di provare un’ultima estrema manovra di convincimento su un eventuale modifica; oramai siamo agli sgoccioli di queste frenetiche giornate prefestive, se a lui va bene mando in stampa il suo biglietto e me ne torno a casa sereno.

Il biglietto da visita, dicevamo. È vero, come sostiene Massimiliano, il biglietto è proprio riuscito bene, anzi esteticamente è fantastico. Chiaro, non si tratta di un lavoro complesso, anzi tra tutti quelli che mi passano per le mani è un lavoretto semplice, se vogliamo. Però ha una sua clamorosa e insospettabile importanza strategica che va oltre il semplice foglietto di carta che ci ritroviamo tra le mani una volta stampato: questo biglietto è lo specchio di noi, ci rappresenta, parla per noi… e deve farlo in maniera immediata e intelleggibile, soprattutto ai giorni nostri dove la frenesia e la velocità regnano sovrane e i giudizi si generano spesso frettolosamente. E basta un nulla per spostare gli equilibri di un’idea ed etichettare una persona, magari anche in maniera errata. Massimiliano si ritroverà tra le mani qualcosa che probabilmente non lo rappresenta, ed è sicuramente un peccato.
Ma cerchiamo di mettere ordine, mi sa che ho già divagato abbastanza… Massimiliano Carlesi, in arte è “Massimanrovescio” (il “manrovescio” è un termine toscano che indica uno schiaffo con il dorso della mano, dato non per fare male ma in maniera bonaria, per far capire) e incidendo il nuovo disco ha deciso di lanciare come primo singolo la canzone “Rum di Cuba”, una morbida e calda ballata reggae, che danza leggera su percussioni sudamericane e organetti a sostegno della tipica chitarrina regolata con il pickup al ponte e legata con un bel testo denso di significati e specchio di vita vissuta…
E cosa c’è di male, direte giustamente voi? Assolutamente niente, anzi la canzone è davvero bella, mi ritrovo a canticchiarla anche adesso che sto scrivendo queste poche righe… ma personalmente non è nelle mie corde come genere, un po’ scanzonato e spensierato, con la tipica leggerezza musicale da spiaggia… Insomma, “radiofonicamente” parlando va tutto alla grande, solo che Massimiliano stesso, mandando alla nostra redazione il video, ammette candidamente che “questo non è il pezzo che mi e ci rappresenta di più a livello di arrangiamento” e così io che sono un famelico divoratore di musica, un po’ spiazzato da questa “ammissione di colpa” o consapevole depistaggio, mi sono preso la briga di andarmi a sentire tutti i pezzi di Massimanrovescio su Youtube (si tratta di registrazioni caserecce in presa diretta o durante piccoli live acustici) e se prima, guardando il clip di “Rum di Cuba”, quello schiaffo benefico non ha raggiunto la mia guancia, con le altre canzoni invece la sberla è arrivata in maniera decisa e veemente, uno schiaffo poderoso oserei dire… Massimanrovescio non è quello di “Rum di Cuba”, non lo è… o meglio, non è SOLO quello, è molto ma molto di più, credetemi. E lo dico con cognizione di causa – e un pizzico di rammarico per la scelta del singolo – perché ascoltando canzoni come “L’Ombra Del Diavolo” (uscito poi come secondo singolo da un paio di mesi), “Questo Mondo Sarà Nostro”, “Dietro la collina”, “Corri”, “Giovani sognatori” oppure “Bello da morire” personalmente non vedo l’ora che esca il cd. Perché questo urlo graffiante e sognatore immaginifico è davvero meraviglioso e sorprendente, sposa melodie efficaci e immediate, ma non banali, a testi intensi e poetici con una timbrica di voce calda e affascinante che avrebbe meritato sicuramente – e qui torniamo all’esordio di questa piccola recensione – un biglietto da visita più focalizzato su cosa è Massimanrovescio, perché non reputo blasfemo, seppur con le dovute proporzioni, avvicinare la sua produzione al folk-rock cantautorale di Massimo Bubola, che ricorda davvero molto da vicino. E un “Rum di Cuba”, se collocato all’interno di un album con le sopraccitate canzoni, sarebbe sicuramente un episodio ben felice, una piccola parentesi leggera, contestualizzata però in un percorso organico, e non gettata lì come bandiera solitaria, a rischio di facili ed errate catalogazioni.
E così, caro Massimiliano, ti aspetto davvero curioso con l’album, ben felice di aver conosciuto un artista davvero valido che non mancherò di promuovere e ascoltare!

Matteo Kabra Lorenzi

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