Le Pareti Ruvide di Pask

Conosco Pask da molto tempo ormai, più o meno da un decennio. Potrei raccontarvi qualcosa di lui, riassumere le sue esperienze artistiche e prepararvi all’ascolto della sua composizione. Potrei, ovvio, ma probabilmente non riuscirei a offrire particolari elementi in più. Pask Pasella, di fatto, è un cantautore onesto e diretto come pochi, e soffermatevi qualche secondo su tali affermazioni; non perde tempo, non addolcisce pillole e forse non prova nemmeno a ripulire le “fotografie” incluse nelle sue crature. Quello che canta è talmente netto e preciso da non concedere molto all’immaginazione. Di questi tempi una scrittura del genere deve essere soltanto apprezzata.
“Pareti ruvide” raccoglie otto brani decisamente rock e piuttosto incazzati, quadri che testimoniano la durezza di un doloroso presente. Tempi bui, raccontati quindi con maestria.
Si parte con la tostissima e accativante “God bless anything”. Brano dal distorto sapore britannico, che azzanna, che accusa e che manda in scena persino un nuovo Cristo, un nuovo martire. Eppure, in qualche modo, anche se fottuti dal sistema dei furbi, uno spiraglio di luce riusciamo anche a scorgerlo. E che Dio ci benedica!
Pask prosegue, mischiando immediatamente le carte. Il tono del disco infatti muta di continuo. La rabbia lascia spazio all’amore e alla nostalgia. L’ipnotica “Lontana dei km” è un concentrato di amara dolcezza, una confessione o quasi, che non fa altro che confermare le capacità dell’artista e soprattutto la visione che egli ha del mondo: non nera, non bianca, semplicemente grigia. Il cantautore si trova a proprio agio su questo tipo di terreno e, tra perle d’introspezione, riesce a dare probabilmente il meglio di sé.
Andiamo avanti. “Partire da zero”, altro omaggio al britpop dei novanta e non solo, è probabilmente il pezzo più ottimista del lotto. Ritmata al punto giusto è una canzone apprezzabilissima. Nonostante tutto, possiamo sempre ricominciare…
Eccoci, è il turno dell’irriverente “99cent”, il singolo perfetto. Riff irresistibile, testo leggero e acuto al contempo. La trovata commerciale dello 0,99 (citare il pubblicitario francese Beigbeder è quasi un obbligo), gli attacchi a raffica, le frecciate al consumismo e al potere e, tuttavia, l’attaccamento viscerale alla propria terra. Tutto in pochi minuti. Che dire, il pezzo è davvero forte, oltre che destinato a tutti i palati. Due volte in cuffia e non vi lascerà più, provare per credere.
Si torna poi a pestare con “Anfetaminica”, che ci sputa con voce filtrata il titolo del disco. Scatto, questo, che ricorda neanche troppo vagamente pellicole come “Trainspotting” o “Ritorno da nulla”. Pask ci racconta le vicende e soprattutto lo stato d’animo di una coppia di tossici, di ultimi, di soli, di emarginati, e chi più ne ha più ne metta. Il pezzo è chimico, selvaggio, pericoloso, esattamente come una dose pesante e letale. La riflessione nasce spontanea: chi sono i veri responsabili della distruzione? “Anfetaminica” è senza dubbio qualcosa di potente e devastante. E ora mi arrabbio io. Qualche stronzo dovrebbe prendere brani di questo tipo e piazzarli in radio. La verità va divulgata e non nascosta.

E dopo gli sfoghi disperati si torna alla nostalgia con “Dentro un domani”, ballad piena di amore e di quel grigiore di cui ho scritto in precedenza. Struggente e dolcissima, a conti fatti, sintesi perfetta dell’intero disco. Ma le emozioni in grado di stringere il cuore non sono ancora finite. In “Pareti ruvide” siamo riusciti a trovare un po’ di spazio anche io e Joe Kerr (Joker Gang), grazie alla fantastica “Maschere” (ok, qui sono un po’ troppo di parte), pezzo scritto e cantato in tre, con la supervisione di Pat Matrone (Will of Nothing). Un esperimento divertente e riuscito che ha intrigato fin da subito tutti protagonisti. Rock and roll, nudo e crudo…

A chiudere l’opera è “Scende”, un altro intenso e malinconico gioiello, impreziosito dal sax di Jonathan Norani, dalle chitarre di Alex Cambise e dalla batteria di Oscar Palma, musicisti di assoluto livello (collaboratori tra l’altro di Priviero). Insomma, poche storie.

Pask Pasella ci regala un disco davvero bello, a tratti sublime. Un album carico di idee, di passione, di dolore e di speranza. Otto tracce, non tante, ma straordinarie per potenza, pathos ed eleganza. Per il momento il disco è disponibile in tutti i negozi online. Supportate la buona musica. Supportate questa musica, e “God bless anything”.

Ricky Rage

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