Aspettando Ieri di Ricky Rage

Influenze pop, punk e rock anni ’70, dai Ramones ai Sex Pistols, dai The Clash Fino ad arrivare ai Green Day, Blink 182 dei giorni nostri passando anche a sfiorare colossi come i Ramones. Queste parrebbero essere le influnze di Ricky Rage Gramazio, musicista e scrittore milanese nonché nostro collaboratore associato Music Free. Uno dei motti di Ricky è “La musica è la mia vita” e a noi piace sostenere che vive in maniera eccezionale, d’altronde proprio in “Pesci” pezzo d’apertura del suo ultimo album “Aspettando Ieri” lui stesso canta “niente di me cambierei, ho un lavoro un tetto, un bimbo e lei”. Nell’acquario della nostra testa ogni giorno veniamo invasi da nuovi pesci, pensieri scomodi che ci rovinano la giornata e che, moltiplicandosi, ci provocano sempre più stress. A suon di chitarre non eccessivamente distorte ma vigorose e con i suoi arrangiamenti semplici ma efficaci Ricky ci ricorda di non farlo riempire troppo a costo di strappare le nostre agende.

Immagini Visionarie, a tratti ipnotiche, a cavallo di una struttura decisamente scomposta ma non al punto di diventare confusionaria. L’artista ci offre “semplici sigarette blu delle due” per raccontarci in questo sfogo musicale intitolato “Dire la mia” che, tirando le somme in fondo, forse si può anche non uscirne sempre vincitori ma va benissimo così, anche se dobbiamo convivere con orizzonti sterili e nere vertigini. Sicuramente si parla di una sorta di valvola di sfogo come per Rage è la scrittura o la musica stessa.

Rage un brano dopo l’altro ci regala pezzi della sua anima, alternando lucidità e caos, fermezza e evasione cercando di trasmettere, da buon scrittore quale è, con l’ausilio del suo produttore Patrick Matrone ,(chitarrista dei Will of Nothing) le sue emozioni e spaccati quotidiani del suo vissuto come nel caso di “Era X” pezzo col quale ci racconta la sua visione della società nel tempo in cui viviamo dal quale si percepisce soprattutto dai social network, specchio più realistico e crudo della nostra realtà, che effettivamente il mondo di anima ne ha poca, anzi sempre meno.
Tematica ricorrente quella dei pesci per un artista come Ricky torna sulla quarta traccia con “Disciplina Piranha” su chitarre scatenate e un sound decisamente “da pogo”. Degno di nota l’assolo “sofferente” a metà brano e il finale che sembrerebbe essere un lieve richiamo alle liriche di “Pesci”.
“La memoria di ogni immagine” ci accompagna con un dolce arpeggio di chitarra clean prendendoci per mano in questa ballata dal sound “crescente”. Ora è il Ricky padre a parlare circondato un’aura di stupore e speranza riposta nei confronti suo primogenito “sarai la pelle mia, rivincita da cogliere”.

“Luce piena”, sesta traccia del disco, sembra invitarci a muoverci su un affascinante riff di chitarra ricorrente in più parti del pezzo e ci accompagna in un’atmosfera gioviale, una sorta di purificazione spirituale per scrollarsi via di dosso tutto lo sporco con cui la società moderna ci contamina l’anima “non c’è campo, meglio così”: quasi un disintossicarsi anche dalla tecnologia moderna per ricercare la vita, quella vera.
Spesso tutto ciò che abbiamo intorno non ci basta, anzi non ci serve a nulla se accanto non abbiamo la persona che con la sua vita ci regala la NOSTRA vita. Rage con questo brano intitolato “Vivo per viverti” ci parla proprio di questo, come un semplice abbraccio può darci la forza per superare gli scogli quotidiani.
Con l’ ottava canzone del disco, a colpi di powerchords distorti, l’autore ci propone forse il pezzo più allegro ed energico dell’album e lo fa addirittura arrivando a citare un celebre “hey-ho let’s go” dei Ramones. Il messaggio del cantautore è chiaro: vivere alla giornata senza preoccuparsi troppo del domani, una filosofia senza ombra di dubbio condivisibile da molti e decisamente molto punk come l’arrangiamento stesso.
Un richiamo decisamente poetico quello introdotto da Ricky in questo penultimo brano “Senso di vertigine” che, scaricata l’energia rock dei precedenti pezzi, ci propone una seconda ballata dalle atmosfere più melodiche e leggere mantenendo pur sempre la vitale verve che lo contraddistingue e lo rispecchia. Il senso di vertigine davanti al quale ci pone di fronte l’artista (altra tematica ricorrente) è quello che da sempre provano tutti i grandi poeti trovandosi di fronte all’infinito (per citare Leopardi). Ti senti piccolo e non puoi fare altro che restare “Perso nella mente”.

Con il brano di chiusura, “Acustica d’occasione”, ci viene da pensare alla fine della giornata, a un tramonto. La chiusura sicuramente ideale di questo disco e Ricky non perde appunto occasione di sottolinearlo in maniera acustica. Eleganti chitarre Folk e quartetto d’archi fanno da sottofondo a richiami temporali, ricordi, fotografie, tutte immagini che ci fanno pensare anche al titolo del disco: “aspettando ieri”. Molto forte per l’ascoltatore è il richiamo a una probabile influenza ispiratrice (magari involontaria) di questa canzone: Il ritornello di Karma Police dei Radiohead.
Rage per chiudere questo album sceglie di farlo proprio con una carezza al passato e un forte abbraccio al futuro, mostrandoci in musica la “soffitta” della sua mente, il luogo che, seppur polveroso, è in grado di conservare i suoi ricordi più cari.

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