“Ayianapa Snake” di Pask Pasella

Pask Pasella è un cantautore milanese molto particolare, dalle influenze rock e pop provenienti soprattutto dalla scuola britannica dei fratelli Gallagher e dai cantautori classici italiani più “randagi” come ad esempio il grandissimo Vasco Rossi.
Pask rispetto a alcuni suoi colleghi contemporanei, emergenti e già (alcuni immeritatamente) emersi ha una marcia in più che tende a volte, purtroppo, a non valorizzare “commercialmente” parlando: la sua genialità. Una genialità che lo porta a scrivere testi assolutamente unici, a volte criptici ma allo stesso tempo intellegibili, forti, colmi a volte di amarezza, di tristezza malinconica e a volte ironici ma nella maggior parte dei casi colpisce nel segno e lo fa in maniera prorompente con figure retoriche che la gente comune non si sognerebbe mai di scrivere ma ascoltandoli esclama: “caspita è esattamente così che mi sento”. Per questo motivo principalmente mi sento di dire che Pask sa colpire in pieno, al centro delle emozioni.

L’album “Ayianapa Snake”, il cui titolo prende ispirazione da una città per lui decisamente significativa, è il secondo della carriera del cantautore, con la partecipazione di Patrick Matrone dei Will of Nothing alle chitarre sarà presto reso disponibile sui canali digitali. Noi di Music Free abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo in anteprima per raccontarvelo: Esso contiene 9 tracce, il genere che attraversa il disco è principalmente alternative rock con qualche ballad.

Apre le danze “Schiavi del re”, classico rockettone d’apertura che, con un ironica quanto arrabbiata protesta, fotografa la società moderna al fine di paragonarla metaforicamente a un medioevo non così distante. Tra riff di chitarra distorta e stacchi Pask ci racconta che cambia la forma ma non la sostanza “ti svegliano prima di perdere il sonno”.
Un brillante intreccio di chitarre acustiche e synth introduce la seconda metafora del disco: “Il guardiano”, una presenza misteriosa ed enigmatica la cui identità viene svelata dall’autore con una frase chiave molto forte “sto annegando nella mia coscienza”. Degno di nota anche in questo caso lo stacco con assolo che porta temporaneamente il brano in una dimensione differente.

La terza canzone è il singolo di punta del disco, il rockettone “Fuori” di cui potete guardare e ascoltare il videoclip qui a fine dell’articolo.
Ironico e arrogante qui il cantautore si diverte con giochi di parole e fraseggi di chitarra “cantandole” un po’ a tutti, persino a Emilio Fede, con ritmi incalzanti e frasi tipo “questa democrazia tanto non è la mia non è mai stata la mia” oppure “tutti fuori, tranquillo è morto dopo trent’anni in galera”.

Arriva il momento di “spaccami il silenzio”, ballata in pieno stile Oasis che racconta una storia finita per inerzia attraverso frasi come “se per te la vita persa è andata allora è andata anche per me” “non mi sai trovare dentro a una canzone neanche nella più incantevole”.
Un arpeggio accattivante e spavaldo ci introduce a quella che io personalmente ritengo essere la perla del disco: “Giorno migliore”, una raccolta di aforismi Made in Pask che con rabbia, amarezza e un pizzico di malinconia ci racconta determinati aspetti di una vita non ancora realizzata a pieno ma in fondo “Dico che non è importante apparire speciale” per ritrovarsi infine a fare i conti con se stessi con la speranza che almeno almeno uscendo “fuori sia un giorno migliore”. Anche in questo caso veniamo sbalorditi e sorpresi da uno strumentale a metà canzone che ci porta a cavalcare le cosiddette air-guitars durante l’ascolto.
È il momento della Title-track, la seconda ballata del disco “Ayianapa Shake”, un brano lento dal sapore mistico e dall’arrangiamento a tratti psichedelico che ci accompagna in atmosfere a cavallo tra The Doors e Pink Floiyd. La canzone tratta una tematica importante per l’autore, qualche volta il luogo e il tempo diventano un tutt’uno nella vita delle persone per determinare un cambiamento importante e in questo caso si parla di rinascita, così come suggerisce la fenice che risorge dalle ceneri spente.

In “Viaggio vecchio stile”, un altro brano rock colmo di riff in pieno stile Aerosmith, Pask inneggia energicamente alla vita, una sorta di carpe diem come si evince dalle frasi chiave del testo: “fallo prima che Dio se ne accorga” e “Il resto è solo sentire, sentirsi pronti ancora a soffrire”.

Un tributo importante e sicuramente degno è “Mojo Risin”, una canzone ispirata al mito di Jim Morrison. il pezzo ripercorre la sua breve quanto intensa vita fornendo all’ascoltatore una serie di istantanee musicali colme di ispirazione (“porte aperte il meglio è ad est”)che tra chitarre hard rock, reminescenze anni ’70 e particolarissimi stacchi in levare ci accompagnano nel finale fino a ascoltare la voce di Jim parlare in un’intervista miscelata con la parta strumentale.

L’album chiude finalmente con una canzone d’amore, una dedica a una persona speciale, una ballata acustica corredata da pianoforte e quartetto d’archi che si ritaglia uno spazio importante poco prima dell’assolo in grado di valorizzare il Brano già di per sè più che valido. “Sei la mia stella buona” “se tu non fossi il centro senz’altro mi perderei” “ora che non ho niente ho addosso il meglio di me”. Queste frasi riecheggiano nella mente dell’ascoltatore a fine disco, la positività e serenità finalmente raggiunta grazie al “paradiso grigio che non ha pareti con sè”.

Pask Pasella “Ayianapa Snake”, 9 canzoni, un disco che raggiunge a pieno l’obiettivo che ogni cantautore desidera: Far venire voglia all’ascoltatore di premere nuovamente play non appena finisce.

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