404 dei Borghesi

“I retaggi marxisti ci restituiscono sempre quel riverbero di
concezione sulla borghesia che ce la fa collocare come contraltare e
opposto della classe proletaria. Tuttavia bisogna risalire alla genesi
del termine per capirne il vero significato. Stiamo parlando di quella
classe che non poteva permettersi di vivere in un castello e si
piazzava ai margini, nelle periferie, riunendosi – appunto – in
borghi. Erano per la maggior parte artigiani e mi viene da pensare che
i “Borghesi” in qualche modo possano davvero essere artigiani del loro
mondo: il trio siciliano lavora di martello e scalpello con una
carnalità ammirevole rigurgitandoci addosso un album duro e grezzo ma
al contempo estremamente nitido e focalizzato… Sarebbe troppo facile
ascoltare una loro traccia e annegarli, facendo il compitino, in quel
marasma generale di simil audioslave e foo fighters che si possono
sentire in tutti i più scalcagnati baretti. Sarebbe banale… “Ok, mi
hanno affidato la recensione di questi 3 schitarroni e ci scrivo su le
mie due righe, piazzando qualche similitudine, giusto per far vedere
che ho pure ascoltato con attenzione il loro pezzo…”.

No!!!! Io non
ce la faccio… non sono stato in grado di fermarmi ad una canzone
sola, sarebbe stato riduttivo nei confronti di questi ragazzi: dovevo
e volevo cercare di capire il loro universo, perché questa voce
ipnotica e non sempre precisa era una sorta di invito a seguire tutte
le tracce del loro album “¿5?” per farmi un’idea di cosa volessero
urlare al mondo. Sentivo palpitare un’anima. Sono entrato in punta di
piedi in questo viaggio svestendomi da ogni preconcetto e già con “uno
(intro)” mi son trovato in un trip di contaminazioni etnico-evocative
magico, preludio all’esplosione di “404”, gran pezzo che alterna
graffi crudi di chitarre a parentesi melodiche dove il cantanto (ah,
in italiano, e va sottolineato davvero con ammirazione) ha modo di
emergere rispetto al muro dei suoni, schiacciandoci nel cranio quel
ritornello che non vi si schioderà facilmente dalle meningi, ve lo
assicuro… Anche “Domino” si muove sulle stesse corde, mantenendo una
scrittura di testo frammentata ma proprio per questo molto efficace e
seguendo linee melodiche non ardite e dunque facilmente recepibili sul
cantato che spezzano i riff di chitarra ben strutturati, soprattutto
nel finale eplosivo. “Ignora” si sorregge su un tappetto picchiato di
basso distorto che non lascia respiro e un recitato ostinato che ci
riporta alle liriche ossessive del primo Fiumani dei Diaframma
esplodendo in un ritornello urlato di “ministrico” stampo.
Il culmine compositivo, a mio avviso, tuttavia si raggiunge ne “Il
Degrado” che ci offre uno squarcio benefico in mezzo alle altre tracce
tiratissime, una ballata che si incastona perfettamente in questo
album senza rinunciare alla sporcizia del suono che esprime tutta la
carnalità con cui è concepito il disco. La chiusura con “Catarsi”
sembra riportarci alle atmosfere anni 90 dei Ritmo Tribale (quando
ancora Edda saltava come una cavalletta indemoniata sul palco…
recuperatevi “Mantra” del 1994) lasciandoci alla fine dell’ascolto un
sapore dolce amaro, come un piatto che gusti con sospetto e non riesci
a mettere bene a fuoco ma poi pian piano capisci che quel retrogusto
che ti ha lasciato non è affatto male e vorresti mangiarne ancora.
Ve lo dico, io ammiro ogni cosa di questi giovani ragazzi… si sente
che hanno le mani sporche di musica, che suonano con lo stomaco, che –
appunto come si diceva prima – sono artigiani, nell’accezione migliore
che si possa dare al termine… Son ragazzi dalle facce pulite che ti
verrebbe voglia di passarci una sera al bar davanti ad un bicchiere
per capirli davvero fino al ventre… Certo, potrei dirvi che la voce
non sempre è precisa, potrei commentare la qualità della registrazione
che magari non rende al meglio alcune situazioni ma a cosa servirebbe?
Edoardo, Alessio e Alessandro sanno il fattaccio loro. Qui ci sono
contenuti e anima, c’è la freschezza compositiva e la sfrontatezza
giovanile e sinceramente se avete voglia di sentirvi il cantantino
asettico che non sbaglia una nota potete sempre sintonizzarvi su
“amici” o “x-factor” e miscelare i vostri buoni sentimenti con una
buona dose di chissenefrega! Dopotutto sono i primi a dircelo “il
degrado esiste ai giorni miei…”

Matteo Kabra Lorenzi

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